Ah, il gravoso compito di sbarazzarsi del cioccolato delle uova di pasqua che come ogni anno si accumula a più non posso! :D
Qualche pezzettino si mangia da solo…ma il resto?
Io ho iniziato a riciclarlo in tortine per la colazione!
Vi consiglio queste due ricettine personalmente testate :)
Ovviamente si possono fare anche con normale cioccolato, non per forza quello delle uova! (ne caso ve lo foste già mangiato tutto!!)

MUFFIN AL LATTE CON SCAGLIETTE DI CIOCCOLATO
(per più muffin raddoppiare le dosi)

ingredienti
125 gr di farina
100 gr di zucchero
1/2 bustina di lievito vanillato
80 ml di latte
1 uovo
40 gr di burro
70 gr di cioccolato fondente delle uova

Preparazione
Frullare grossolanamente o spezzettare a mano il cioccolato.
Mescolare in una terrina farina, lievito vanillato e cioccolato (tenerne un po’ da parte)

A parte far fondere il burro, unirlo a uovo e zucchero. Mescolare il tutto e unirlo al composto secco.

Riempire per 2/3 gli stampini e infornarli a 180° per 15/20 minuti.
Una volta tolti dal forno mettere sopra i pezzetti di cioccolato tenuti da parte che con il calore si scioglieranno un po’ attaccandosi!

TORTA AL CIOCCOLATO PER LA COLAZIONE

Ingredienti:

250 gr di farina 00
120 gr di zucchero
1 bustina di vanillina
250 ml di yogurt bianco
1 bustina di lievito per dolci
2 uova
70 gr di burro
120g di cioccolato fondente delle uova

Il procedimento è molto simile al precedente (infatti io con un po’ di impasto avanzato ci ho ricavato anche 3 muffin)
Tritare il cioccolato abbastanza finemente ma senza polverizzarlo del tutto, fate in modo che restino comunque dei pezzettini!
Mescolate in un contenitori la farina insieme alla bustina di vanillina e al lievito.
In un altro contenitore fate sciogliere il burro e unirlo allo zucchero. Poi unire le uova e mescolare.
Incorporate l’impasto liquido in quello secco, mescolate e in fine unite lo yogurt amalgamando bene.
Quando il comporto risulterà ben omogeneo versarlo in uno stampo e infornare a 180° per 25/30 minuti o comunque fin quando la parte superiore non risulterà solida e compatta.
Aspettare il completo raffreddamento prima di tagliare la torta!

Il cestino dei tesori è un’attività per bambini dai 5 ai 12 mesi che ha lo scopo di portarli alla scoperta dei diversi materiali, superfici e forme geometriche.
Si può assemblare in casa utilizzando tutto ciò che troviamo, preferendo materiali naturali come spugne, legno, conchiglie (attenzione che non siano taglienti) tappi di sughero, stoffa, ecc ecc…
Cercate di raggruppare i materiali più disparati, metteteli all’interno di un contenitori e poi sedeteci il bimbo di fronte.
I bambino dovrà sentirsi libero di esplorare con tutti i sensi il contenuto del cestino senza nessuna interferenza dall’esterno infatti non dovete passargli gli oggetti e se potete evitate anche di parlargli in modo che possa concentrarsi meglio. Lasciate che con calma estragga gli oggetti uno ad uno, li tocchi, li assaggi…per poi passare all’oggetto successivo.
Dopo un po’ probabilmente individuerà i suoi “tesori” preferiti e su quelli si concentrerà di più.
E’ un gioco che di solito li tiene occupati per molto più tempo rispetto agli altri, magari comprati!

Questo è il cestino dei tesori che avevo creato per Daniel
ELENCO DEL CONTENUTO A PARTIRE DALL’ALTO A SINISTRA

un misurino blu
dei bottoni in legno cuciti tra loro,
un pezzo di lana infeltito,
le asole dei bottoni di prima anche queste cucite insieme,
una bottiglietta piena di pastina,
un sacchetto di plastica argentata piegato e fermato con lo scotch,
un bicchiere di plastica pieno di lenticchie chiuso sopra con pellicola trasparente (fermata con lo scotch intorno al bordo) in modo che si veda il contenuto senza farlo uscire
un barattolino di vetro con dentro lenticchie e pastina a forma di stella
una molletta di legno rossa
delle cannucce colorate unite al centro con lo scotch
un laccio rosso piegato varie volte e fermato al centro con lo scotch
delle strisce di tessuto in lana cucite tra loro
una scatolina di carta rossa
un mestolino di legno
un cilindretto di legno
una spazzola di legno
un calzino pieno di pastina, chiuso con un nodo intorno al quale ho messo nastro isolante giallo per essere sicura che non si possa aprire
un sacchetto cuki gelo con dentro acqua (anche qui, fatto un nodo in cima e poi scotch intorno)
una spugna

E questo è Daniel, che all’epoca aveva 7 mesi, intento a giocare

Ecco cosa abbiamo fatto per la festa del papà 2012 io e Daniel, il mio paciocco che ormai va per i 20 mesi! Si cresce eh?

IL COLLAGE DI FOTO

Può essere un’idea per un biglietto d’auguri! Ho ritagliato su un cartoncino colorato la lettera P e la lettera A. poi ho fatto due foto in cui teneva la P, due foto in cui teneva la A e ho creato il collage :)

IL DISEGNO COLORATO

Ho disegnato la nostra famiglia in modo stilizzato con un pennarello indelebile. Sotto ho scritto “Auguri papà”.

Dopodiché ho fatto colorare il disegno a Daniel con gli acquerelli. Il risultato è mooolto carino!

CROSTATINE PERSONALIZZATE

Crostatine di pasta frolla alla marmellata e alla nutella. Possono essere lasciate “aperte” come le due in basso o chiuderle con un altro strato di pasta frolla sul quale adagiare le lettere in rilievo fatte sempre con la pasta frolla. Importante: non schiacciate le lettere per farle aderire ma lasciatele solo appoggiate, il calore penserà poi ad unirle senza che si perda l’effetto rilievo.

LA MAGLIETTA TEMATICA
Come questa con scritto “I love daddy”

Ho trovato questo simpaticissimo sito pieno di giochini molto semplici da far fare o semplicemente far guardare ai bimbi più piccoli. Si chiama IL GUFO BOO.
Sono tutti a tema “animali” e possono essere un utile strumento per insegnare i versi, le specie, le caratteristiche, gli habitat e altro ancora riguardo agli animal.
Possiamo tranquillamente giocarci con loro in braccio in quanto le interazioni richieste so, in base al gioco: muovere il mouse, fare click o premere un tasto qualsiasi.
Daniel, che è in piena passione “versi animalosi” adora il primo gioco “animaletti”.

..come son riuscita a far mangiare l’uovo a mio figlio di un anno che non ne voleva sapere!!
Ce lo siamo mangiato ai noi grandi ed era veramente buono
Ringrazio una mia amica che mi ha passato l’idea!
Non ci sono dosi perchè io ho fatto tutto a occhio :P
INGREDIENTI
uovo (1 a persona)
pan grattato
spinaci
ricotta

PREPARAZIONE
Lessare gli spinaci e scolarli. Unirli all’uovo sbattuto alla ricotta al parmigiano e al pangrattato. Mescolare il tutto e versare la cremina (non deve venire troppo liquida) in una piccola pirofila  ricoperta di carta da forno, spolverizzi con altro parmigiano, infornare a 220° finchè non si compatta e si tonifica.
Dopodichè mangiare con gusto ciò che verrà fuori!
Si può fare anche con altri ingredienti, non solo spinaci :)
Ecco qui la mia porzione

Molti genitori si rendono conto degli effetti negativi (dannosi) delle punizioni fisiche e verbali. sanno che urlare, schiaffeggiare, picchiare e sculacciare insegnano la violenza, minano l’autostima, creano rabbia, interferiscono con l’apprendimento e danneggiano la relazione tra genitore e figlio.

Sapere cosa non fare è solo il primo passo

Ma sapere ciò che non si deve fare è solo il primo passo: i genitori si domandano che cosa invece dovrebbero fare. Sfortunatamente, la maggior parte dei libri e articoli attualmente disponibili sull’educazione raccomandano alternative che in realtà sono semplicemente punizioni alternative.
Fra di essi il time-out (la sospensione), il negare i privilegi e le cosiddette “conseguenze logiche”.
Tutti questi metodi hanno moltissimo in comune con le punizioni fisiche, e tutti danno gli stessi messaggi: e cioè che il genitore non ha il minimo interesse a capire i bisogni sottesi a quel determinato comportamento, e che invece trae un ingiusto vantaggio sul bambino, dal fatto di essere più grande e di avere più potere.
Ciò che è più importante, questi approcci fanno capire al bambino che quella stessa persona che lui ama e di cui si fida, in realtà vuole nuocergli. Questo è un messaggio che nel bambino crea forte confusione, perché è così lontano dal suo modo intuitivo di intendere l’amore.
In conclusione, tutti questi approcci fanno perdere le migliori opportunità di imparare.
Essi spingono il bambino verso fantasie di vendetta e di risentimento, così che egli è troppo fuori di sé per concentrarsi su ciò che è il punto realmente importante.
Le vere alternative alle punizioni sono quelle che aiutano il bambino ad imparare a crescere in modo salutare. Ci sono pochissime gioie più grandi nella vita, del permettere ai nostri bambini di insegnarci cos’è l’amore!

Ecco qui 22 alternative che danno messaggi positivi ed affettuosi:

  1. Prevenite il comportamento indesiderato andando incontro ai bisogni del bambino appena si manifestano. Quando i suoi bisogni più impellenti sono soddisfatti, egli è libero di procedere al successivo stadio di apprendimento.
  2. Fornite al bambino un ambiente sicuro, amichevole. Ha poco senso mantenere dei ninnoli preziosi alla portata dei bambini che sgambettano in giro, quando questi possono invece essere semplicemente messi via finche il bambino sia grande abbastanza da poterli maneggiare con cura.
  3. Applicate la Regola Aurea: Pensate a come vi piacerebbe essere trattati se vi trovaste nelle stesse circostanze del bambino. La natura umana è la natura umana, indipendentemente dall’età.
  4.  Mostrate empatia verso i sentimenti del bambino … Anche quando il comportamento del bambino può apparire illogico, i sentimenti e i bisogni che sottendono ad esso sono reali per lui. Una frase come “Mi sembri veramente triste” è un buon modo per dimostrargli che voi siete dalla sua parte.
  5. Convalidate i sentimenti del bambino in modo che lui sappia che voi capite e vi preoccupate per lui, e che lui non sarà mai rifiutato per avere un qualsiasi particolare tipo di sentimento. Per esempio, “Questo spaventava anche me, quando ero piccolo”.
  6. Soddisfate i bisogni che si celano dietro un comportamento. Se puniamo il comportamento esteriore, il bisogno non soddisfatto continuerà a emergere in altri modi finché non sarà completamente esaudito. Domande come “Sei arrabbiato con me perché sono stata troppo tempo al telefono oggi? Vuoi che andiamo a fare una passeggiata insieme?” possono aiutare il bambino a sentirsi amato e compreso.
  7. Ogni qualvolta sia possibile cercate una soluzione con la quale “tutti vincano”, che soddisfi i bisogni di tutti. Per imparare efficaci abilità di risoluzione dei conflitti, considerate la possibilità di partecipare ad un corso di Comunicazione Non Violenta.
  8. Rassicurate il vostro bambino che è amato e apprezzato. Il cosiddetto cattivo comportamento è spesso il tentativo del bambino di esprimere il suo bisogno di amore e di attenzione, nel miglior modo per lui possibile in quel momento. Se potesse esprimere questo bisogno in modo più maturo, state certi che lo farebbe.
  9. Distogliete l’attenzione da una situazione divenuta troppo stressante per essere risolta al momento. “Facciamo una pausa. Cosa vorresti fare invece?”
  10. Assicuratevi che voi e vostro figlio assumiate cibi nutrienti per tutto il giorno così da mantenere costante il livello di zuccheri nel sangue. Sono preferibili piccoli pasti frequenti.
  11. Respirate! Quando siamo sotto stress, abbiamo bisogno di più ossigeno, ma tendiamo a fare respiri superficiali. Anche pochi respiri profondi possono aiutarci a calmarci e pensare più chiaramente.
  12. Come non ci aspettiamo che un auto parte se non ha il serbatoio pieno, allo stesso modo non dovremmo aspettarci che un bambino funzioni al meglio se il suo serbatoio emotivo è quasi vuoto. Dategli le tre cose che riempiono il suo serbatoio emotivo: contatto visivo, carezze dolci ed un’attenzione esclusiva.
  13. La camomilla è molto rilassante sia per gli adulti che per i bambini. Presa un’ora prima di andare a dormire dalla mamma che allatta, può aiutare il proprio bambino. I bambini più grandicelli potrebbero gradire della camomilla fredda o dei ghiaccioli fatti con la tisana di camomilla.
  14. Se volete applicare il time-out, prendete la “pausa di riflessione” insieme al vostro bambino. Un cambio di scena, anche se è una breve pausa fuori casa, può fare la differenza sia per il genitore che per il bambino.
  15. Scrivete su dei cartoncini alcune frasi che vi aiutino a riflettere e vi tirino su il morale e attaccatele ovunque.
  16. Proponete di fargli un massaggio. Un massaggio all’ora della nanna può aiutarlo a dormire più profondamente, donandogli più forza ed energia per il giorno seguente.
  17. Dategli la possibilità di scegliere. I bambini hanno bisogno di sapere che hanno voce in capitolo (che possono scegliere). Offrire scelte, anche se vi sembrano di poco valore (Vuoi la coppa rossa o quella blu?), aiuterà il vostro bambino che può avere una forma di controllo sulla sua vita, soprattutto se ha dovuto affrontare recenti cambiamenti.
  18. Provate a sussurrare. Quando la tensione è alta, sussurrare può aiutare ad ottenere l’attenzione del bambino e al tempo stesso calmare il genitore.
  19. Dategli tempo. Una frase dl tipo “Dimmi quando sei pronto per prestare il giocattolo/salire in auto/metterti la giacca” gli darà una sensazione di autonomia e lo renderà più disposto a collaborare.
  20. Date a voi stessi del tempo. Contate silenziosamente fino a dieci. Qualche volta abbiamo solo bisogno di un po’ di tempo per pensare più chiaramente e vedere le cose in modo più obiettivo.
  21. Ricordatevi che i bambini creano immagini dalle nostre parole: “Rallenta!” è molto più efficace di “Smettila di correre!”. La prima frase crea un’immagine di rallentare, mentre la seconda crea un’immagine di qualcuno che corre (la parola “NON” è troppo astratta per superare la più concreta ed urgente immagine del correre). Allo stesso modo, una richiesta specifica è più efficace di una generica: “Per favore, metti giù il bicchiere” invece che “Stai più attento!”
  22. Chiedete a voi stessi: “Guardando indietro a tutto questo, potrò riderne più avanti?” Create il tipo di ricordo che vi piacerebbe avere quando rievocherete questo giorno.

In questi modi, possiamo conquistare la cooperazione sincera di cui abbiamo bisogno al momento. Ma la nostra più grande ricompensa sarà un legame reciproco di amore e fiducia per tutta la vita.

Tratto dalla rivista “Da mamma a mamma” de La Leche League

Questa è un’idea che non potrà non piacere ai bimbi grandicelli…!! :D
Il bello è che è strasemplice da realizzare infatti basta infilare gli spaghetti crudi dentro pezzi di wurstel e poi farli cuocere normalmente. Potete condirli come preferite!
Se ci provate…fatemi sapere cosa ne hanno pensato i piccoletti!
Il mio Daniel ha solo un anno e non può ancora approfittarne….ma intanto me li sono sbafati io!! Eheheh :P

Ci credete se vi dico che per disegnare una volpe bisogna prima fare una banana?
NO??
Allora guardate questo tutorial!
Le descrizioni sono in inglese ma essendo totalmente figurativo non ha bisogno di spiegazione e qualsiasi bambino sarà in gradi di seguirlo!

http://www.guardian.co.uk/childrens-books-site/gallery/2011/sep/09/how-to-draw-foxes-davey

I bambini nel grembo materno sviluppano una gamma di movimenti tali da poter identificare le relative espressioni facciali, come riso e pianto. Per la prima volta, un gruppo di ricercatori è stato in grado di dimostrare che si possono riconoscere le espressioni facciali di un bambino ancor prima che venga al mondo e che, col progredire della gravidanza verso le 24-36 settimane di gestazione, i movimenti facciali fetali diventano sempre più più complessi.


Professor Brian Francis del Dipartimento di Matematica e Statistica presso l’Università di Lancaster, ha dichiarato: “Questa è una visione nuova e affascinante nel processo di sviluppo fetale Questa ricerca ha per la prima volta dimostrato che in feti sani c’è una progressione evolutiva che permette l’originarsi di complessi movimenti facciali, .preparando il feto ad affrontare la vita post-nascita-

Anche se il feto non può fare alcun suono, lo sviluppo di espressioni facciali significa che al momento della nascita, il bambino ha già sviluppato i movimenti del viso per accompagnare il pianto e il riso.

I ricercatori sostengono che questi schemi dei movimenti sono sviluppati prima  che il bambino provi la relativa emozione, proprio come il feto fa già pratiche di respirazione in utero prima ancora di aver tratto un respiro.

La scoperta potrebbe aiutare a identificare i potenziali problemi di salute in utero, dato che c’è un legame tra modelli di comportamento fetale e lo sviluppo del cervello del feto. Osservando le differenze di espressione del viso tra feti normali e anormali si potrebbero identificare eventuali anomalie cerebrali.

I ricercatori hanno ora intenzione di osservare se queste espressioni possano evidenziare differenze tra i feti delle madri che fumano durante la gravidanza e quelle non fumatrici. Si esaminerà anche lo sviluppo di espressioni facciali relative alla rabbia, alla gioia e alla tristezza.


In genere i bambini cominciano a camminare tra i dodici e i diciotto mesi: ecco le tappe della conquista
Di solito un bambino comincia a camminare da solo al compimento del primo anno, ma i tempi variano da un bambino all’altro in un raggio che va dai dieci ai diciotto mesi. Se a diciotto mesi un bambino non sa ancora camminare da solo è necessaria una visita medica per assicurarsi che non abbia niente che glielo impedisce. La capacità di camminare trasforma il bambino da persona totalmente dipendente da chi gli viveva intorno, a una persona che diventa dinamica e attiva. Ora senza aspettare né chiedere nulla a nessuno, è capace di andare a vedere da vicino ciò che lo interessa, si rende conto di poter raggiungere ciò che allora era accessibile solo ai grandi e prende coscienza del proprio corpo. E’ ovvio che non si comincia a camminare da un momento all’altro ma attraverso fasi successive.

L’istinto del camminare si ha già alla nascita: si può dire che la prima fase si verifica quando il bambino ha pochi giorni e, sorretto in posizione verticale da un adulto in modo che con i piedini possano toccare una superficie rigida, allunga le gambine e le punta come se volesse camminare. Sono movimento riflessi, automatici e non si possono modificare e controllare. Questa risposta istintiva sparisce intorno al quattordicesimo giorno di vita del neonato e quella nuova non comparirà prima di diversi mesi ancora.

Successivamente tra i 6 e i 9 mesi, il bambino irrigidisce le gambe nello sforzo di sostenere il proprio peso e sostenuto da un adulto o da un sostegno, raggiunge la posizione eretta. Qualsiasi oggetto di arredamento abbastanza voluminoso e stabile da poterlo aiutare diventa buono per aggrapparsi e per alzarsi in piedi. E’ inevitabile che queste coraggiose, autonome scalate alla posizione eretta finiscano con un capitombolo. Nonostante queste momentanee sconfitte, ricomincia ogni volta ad arrampicarsi finché le gambe non si sono abituate alla strana sensazione di dover essere loro a sostenere tutto il peso del corpo. Molto spesso la fase del camminare è preceduta dal gattonamento, una tappa vitale che contribuisce a rafforzare la muscolatura, soprattutto quella dorsale. Comunque non tutti i bambini si muovono allo stesso modo, con la stessa progressione e nello stesso periodo. Ci sono anche quelli che non attraversano la fase del gattonamento, ma si mettono subito a camminare o quelli che per pigrizia rimandano la “fatica” il più tardi possibile.

Tra i 10 e i 18 mesi il bambino cammina. All’inizio ha ancora bisogno dell’aiuto di un adulto che lo tenga stretto per mano mentre barcollando, compie i primi passi. Ora sa alzarsi in piedi e tenta di camminare spostandosi da una sedia a un divano, dalle gambe di un adulto a un armadio. Poi ogni tanto si rimette seduto. Per lui è un momento di grande eccitazione ma anche un po’ frustante: barcollare e perdere l’equilibrio è un inconveniente che capita di continuo. Dategli tutto il tempo che gli occorre, senza sollecitarlo a stare in piedi e a camminare finché non lo fa da sé. A ogni tentativo i passi sono più fermi e in breve tempo il bambino cammina da solo.

Voi lo potete aiutare mostrandogli la vostra soddisfazione e nell’incoraggiarlo anche nel più timido dei suoi tentativi, perché lui rassicurato, ripeterà l’esperimento. E’ davvero importante eliminare i pericoli in casa, ma una volta fatto questo, non siate in ansia perché può cadere e farsi male, ma lasciatelo provare e non spaventatelo con le vostre paure: imparare a camminare è un tirocinio. Non rialzate il bambino ogni volta che cade perché lo sforzo che fa per alzarsi da solo gli tonifica i muscoli. Inoltre quando fa qualche piccola caduta, urta un mobile o si schiaccia un ditino in una porta, l’esperienza del dolore gli fa prendere coscienza dei suoi limiti e dei pericoli e l’esperienza gli servirà successivamente per girare al largo dal mobile e dalla porta.
Per muovere i primi passi le scarpe sono superflue perché costringono il piede in posizioni rigide. Camminare invece a piedi nudi favorisce la crescita della muscolatura del piede e ne rafforza i legamenti.

Via|Guidagenitori

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